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Max Cavallari dei Fichi d’India: “Chi è sparito dopo la morte di Bruno” 2026

Юстиция Иванова by Юстиция Иванова
January 11, 2026
in Analisi, Indagini, Italia Oggi | Notizie Italiane, Notizie del 2025, Без категория
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Max cavallari dei fichi d'india: "chi è sparito dopo la morte di bruno" 2026

Max Cavallari dei Fichi d'India: "Chi è sparito dopo la morte di Bruno"

Max Cavallari era uno dei Fichi d’India, il duo comico che – gag, scenette e tormentoni- ci ha fatti divertire per 15 anni in tv, al cinema e a teatro. Anzi, Max Cavallari è ancora uno dei due Fichi d’India perché, dopo la morte di Bruno Arena nel 2013, ha deciso di mantenere il nome d’arte (Max dei Fichi d’India) in ricordo dell’amico che non c’è più, ma che lui continua a sentire con sé nella vita di tutti i giorni e ogni volta che si esibisce («Per quattro anni non sono riuscito a salire sul palco da solo»). Max, 62 anni, ora si è ributtato nel grande amore, il teatro, e sta portando in scena “Maneggi per maritare una figlia”, celebre commedia di Gilberto Govi.

Max Cavallari, i capelli all’insù reggono ancora bene.
«Uso il gel al viagra. Il problema è quando vado in piscina o alle terme: poi si afflosciano e la gente non mi riconosce più. Sembro Al Pacino».

Mantenerli così è un modo per restare connesso ai Fichi d’India
«Sì, Bruno li aveva sparati ai lati e io in alto, come fossero le spine del frutto: eravamo pungenti fuori, ma dolci dentro».

A distanza di anni siete ancora amati, vero?
«La cosa incredibile è che mi fermano ragazzi giovanissimi, che conoscono i Fichi attraverso i film o i social e hanno ereditato la passione dai genitori. Sa perché? Noi facevamo una comicità di pancia che arrivava diritta a tutti. Non come quella di adesso…».

Non le piace?
«Ha vita breve e rischia di fare la fine della satira che, a parte Crozza, è morta. Bisognerebbe tornare di più alle scenette, alle gag come facevano i Trettré o il Quartetto Cetra».

Ma, tra i giovani comici di oggi, c’è qualcuno che la diverte?
«Angelo Duro perché rompe gli schemi e negli spettacoli può permettersi di dire ciò che vuole, ma pure Max Angioni. Altri, sinceramente, non me ne vengono in mente».

Torniamo a lei: non la si vede in tv da tempo.
«Ho rinunciato a molte proposte che non fanno per me, tipo il Grande Fratello. No, i reality non li sopporto: a me piace far ridere i bambini».

Di cabaret, invece, ne fa ancora
«No, perché è come una bella donna: va lasciato prima che ti lasci lui. Molto meglio il teatro, che resta fedele fino alla vecchiaia. L’ho riscoperto ed è il mio grande amore».

Cosa sta portando in scena
«“Maneggi per maritare una figlia”, la commedia resa celebre dal grande Gilberto Govi. Per ora stiamo riempiendo i teatri della Liguria, ma presto copriremo anche altre zone».

Nel frattempo gira anche con uno spettacolo tutto suo?
«Sì, anche se non è stato facile ripartire da solo dopo la malattia e il ritiro di Bruno nel 2013. Molti amici sono scappati, non sapevo cosa fare. Ad un certo punto avevo deciso di mollare tutto, smettere».

Cosa le ha fatto cambiare idea
«Bruno, che quando era in coma, con gli occhi, mi ha fatto capire che dovevo proseguire, e poi i fan: grazie a loro sono ripartito anche se non è stato facile. Ci ho messo più di quattro anni prima di risalire su un palco».

Perché?
«Avevo paura, i tempi comici a due sono diversi da quando sei tutto solo. Però piano piano ce l’ho fatta. Sa quale è il segreto? Che con me c’è sempre, ancora, anche Bruno».

Ha uno sguardo commosso.
«Ho recuperato il suo maggiolino giallo, l’ho sistemato e ho rifatto gli interni mettendo, sui sedili, le scritte “Fichi d’India”. Lo uso ogni volta che vado a fare una serata: mi dà forza, sento il profumo di Bruno».

Che tipo di spettacolo porta in giro?
«Racconto la nostra storia, gli aneddoti. Piace molto e, per fortuna, non mancano richieste. Per fortuna c’è chi pensa all’organizzazione e mi gestisce tutto».

Chi è?
«Elena Gaia, la mia nuova compagna che mi fa anche da manager: senza di lei non saprei come fare. Ci siamo conosciuti su Facebook cinque anni e mezzo fa, ci siamo innamorati e le ho affidato anche l’azienda: è precisa, determinata, sa fare tutto. Se sono rinato è anche grazie a lei».

Non c’entra niente con la donna cui aveva fatto la promessa di matrimonio, nel 2016, in diretta da Barbara D’Urso, vero?
«Assolutamente no ed Elena, giustamente, si arrabbia se qualcuno la confonde. Lei è completamente diversa».

Max, a proposito di vita privata, ha figli?
«Tre e da due settimane sono nonno di Marea: non ci credevo finché non l’ho presa in braccio. Esperienza incredibile».

Vive sempre qui in zona
«Sul Lago Maggiore a Laveno Mombello. Ho preso casa vicino a Pozzetto e lì a pochi km ci sono anche Francesco Salvi ed Enzo Iacchetti. È la terra di Nanni Svampa dei Gufi, di Piero Chiara, Dario Fo, Cochi».

Una zona particolarmente fertile per gli artisti.
«I casi sono due: o è merito del Lago Maggiore o della EURATOM, sito di ricerca scientifica».

Buona questa. Qui a Varese, invece, ci torna spesso?
«Sì perché in questo rione, la Brunella, io e Bruno siamo cresciuti e in fondo laggiù, a destra, c’è l’oratorio in cui ci siamo conosciuti».

Torniamoci subito insieme, allora, indietro nel tempo. Al piccolo Massimiliano.
«Nasco a Varese l‘8 luglio 1963. Papà Peppo, originario di Maropatti, vicino a Gioia Tauro, ha una fabbrichetta di calze e collant con una sessantina di dipendenti, che gestisce con mia madre Luisa».

Figlio unico?
«Ho un fratello, Ciro, che ora fa il musicista».

Lei è un bambino timido?
«Molto, non amo stare con gli altri e le medie le faccio a casa perché mi rifiuto di andare a scuola».

Ops, bambino un po’ problematico?
«Collezione pupazzi di Pierrot e, quando sono triste, li impicco. Così mamma, preoccupata, mi manda dallo psicologo che le spiega: “Questo bimbo ha una fantasia incredibile, superiore alla norma”».

Prosegue con gli studi?
«No, inizio a lavorare in azienda, ma sono un ribelle. E organizzo gli scioperi contro mio padre finché riesco ad andarmene e faccio un po’ di tutto: camionista, fabbro, meccanico, tornitore».

Il sogno, però, è diventare comico. Come conosce Bruno Arena
«In quel periodo abita a 50 metri da me: ha sei anni in più ed è il ras dell’oratorio. però si comporta da bastardo con me, è una vera merda umana: non mi fa mai giocare a calcio, a basket e nascondino. Io lo odio, mi sta sulle palle».

Poi che succede?
«Nell’estate del 1988 va a fare l’animatore in un villaggio Touring a Palinuro e, coincidenza incredibile, anche io sono là in un’altra struttura. Ci incrociamo e gli dico: “Tu sei quel cretino che non mi fa mai giocare all’oratorio”. Poi andiamo a fare una passeggiata in spiaggia tra i fichi d’india e decidiamo di provare a fare qualcosa insieme. È lì che nasce il nome del duo».

Tornati a Varese, poi, iniziate a fare spettacoli.
«Raccontiamo barzellette al bar Fuoripasto, dove in quel periodo lavora la moglie di Bruno: improvvisiamo e la gente ride di gusto. Funzioniamo».

A proposito della moglie di Bruno: voi diventate subito anche parenti, vero?
«Sì, cognati perché conosco la sorella di sua moglie con la quale metto al mondo la mia prima figlia».

Continuiamo a raccontare i vostri inizi come duo comico. Quando fate il primo salto di qualità?
«Una sera viene a vederci uno di Radio Deejay e ci propone di lavorare per loro, perché sono appena andati via Amadeus e Fiorello».

E cosa fate?
«Una trasmissione che si intitola “Tutti per l'una” con Marco Baldini, che è un genio».

Perché?
«Ogni giorno legge il giornale e, di getto, inizia a scrivere, in base alle notizie, battute e personaggi da farci interpretare: un autore pazzesco».

Oltre a Radio Deejay iniziate a essere chiamati anche per alcune serate?
«Soprattutto al teatro Ciak di Milano, che riempiamo ogni lunedì sera con uno spettacolo chiamato “Cabarap”: è improvvisazione pura su temi scelti al momento dal pubblico».

Parliamo un po’ di voi due.
«Io e Bruno, fin dall’inizio, siamo completamente diversi, come il più e il meno di una batteria. Io più teatrale, lui più animatore. La nostra comicità però funziona perché è elementare, semplice».

Il più imprevedibile tra voi?
«Bruno, un matto scatenato».

Qualche esempio?
«Una volta sono nel camerino a preparami e sento degli applausi: esco e lui è sul palco, da solo, già da mezzora. Un giorno, invece, a uno spettacolo di beneficenza per la Croce Rossa, lui indossa due finti occhiali a fondo di bottiglia, non vede nulla a cade sul tavolo in prima fila addosso al pubblico che sta cenando. Risultato: finisce al pronto soccorso in ambulanza. Ma in campeggio…».

Cosa capita
«È vestito da ballerina in tutù, danzando inciampa su un estintore ed è costretto ad andare in ospedale, dove però non gli fanno le lastre perché è vestito da donna».

La qualità migliore di Bruno?
«La capacità di far ridere anche solo con uno sguardo: con lui non sono mai stato triste. E poi l’arte di saper spiazzare sempre: spesso, in quel periodo, mi cambia i finali per farmi dispetti e tra noi è sempre un continuo gioco».

Torniamo agli inizi della carriera. Dopo Radio Deejay approdate in televisione ed è il vero boom. Soprattutto grazie a Zelig.
«Ci arriviamo dopo un provino davanti a Paolo Rossi, che ci prende perché resta affascinato dalla nostra follia».

A farvi amare da tutti, però, sono soprattutto due tormentoni: “Ahrarara” e “Tichi tic”.
«Una notte, su una tv privata, vediamo Sergio Baracco, un televenditore di quegli anni, che propone gioielli di ogni tipo e lo fa con una erre moscia arrotatissima. Ci affascina e così nasce l’idea di fare i commercianti di pseudo-pietre preziose».

Max, perché ride?
«Una volta Bruno, per fare lo sketch, si infila un topazio finto nel naso che sale troppo e gli resta incastrato. E finisce in ospedale».

Baracco, però, all’inizio non apprezza molto la vostra imitazione.
«Si arrabbia e minaccia querele. A salvarci è Maurizio Costanzo».

Come?
«Ci invita tutti al “Costanzo Show” e spiega a Baracco che gli facciamo solo tanta pubblicità. E così i rapporti diventano ottimi, tanto che poi diventerà la guest star del nostro film».

E il tormentone “Tichi tic”?
«Una volta vediamo esibirsi i “Neri per caso” e restiamo colpiti da Ciro, che tiene il tempo. Così ci inventiamo la gag. In verità, però, tutti i nostri personaggi nascono dal quotidiano».

Qualche altro esempio?
«“Annalisa la bambina pestifera”: la sua vocina acuta me la ispira una mia fidanzata di allora, un architetto di Varese».

Altri?
«“L’uomo del freddo” è un tabaccaio che, in quel periodo, vado a studiare perché mi affascina la sua parlata leeeentaaa».

Oltre alla fama, quei tormenti e quelle gag vi rendono anche ricchi?
«Grazie ad “Ahrarara” e “Tichi tic” mi costruisco la casa. Anche perché poi arriva il cinema».

Parliamone.
«All’apice del successo, tutti i più grandi produttori ci vogliono far fare un film offrendo cifre incredibili. Alla fine accettiamo la proposta di De Laurentiis e ci incontriamo in una suite di un hotel a Milano perla firma. Il compenso totale è 6 miliardi di lire e, come acconto, ci dà a testa un assegno da un miliardo e mezzo. Bruno corre in bagno per chiamare di nascosto la moglie e dirglielo, ma dall’emozione quasi se la fa addosso».

Girate “Amici Ahrarara”, poi partecipate a “Merry Christmas”, “Natale sul Nilo” e “Natale in India”, tutti grandi successi al botteghino. Nel 2002, però, fate anche un’esperienza unica.
«Recitiamo in “Pinocchio”. Benigni, che ci ha visto al dopo Festival, ci chiama a Roma e ci scruta: “Tu hai gli occhi in giù un po’ tristi, come un gatto che, se si arrabbia, sono dolori”, dice a me. “Tu, invece, hai l’occhio furbo come una volpe”, dice a Bruno. E così entriamo nel cast diventando il gatto e la volpe».

Come è il primo impatto?
«Benigni ci annuncia: “Verrà a prendervi il mio autista”. All’appuntamento, però, si presenta un signore anziano con una Opel scassata. Noi restiamo senza parole, pensiamo a uno scherzo. Poi, invece, scopriamo che Roberto, per tutti i suoi film, ingaggia persone che non hanno lavoro e dà loro uno stipendio».

Sul set, poi, come va
«Noi non studiamo mai niente, improvvisavamo. E Benigni non ce la fa passare liscia: “Se il Gatto e la Volpe hanno imparato la parte, in sei o sette ore dovremmo farcela”. Alla fine, però, è soddisfatto e dà di noi la definizione più bella: “Due clown meravigliosi, inarrestabili, indefinibili”».

Max, nel 2013 la carriera dei Fichi d’India va a mille, siete richiesti, ricchi, famosi. Il 17 gennaio, però, crolla tutto.
«Numero maledetto, il 17, per Bruno: nel 1984 il primo incidente, quello in auto che gli aveva lasciato le cicatrici sulla fronte, era avvenuto il 17 e da allora sulle agende il 17 di ogni mese era cancellato».

È il giorno del malore durante la registrazione di una puntata di Zelig.
«Forse avrei potuto capire qualcosa: la sua giacca in quel momento è intrisa di sudore, ha litigato con uno degli autori che ci chiede i ritmi di “Ahrarara” anche se ormai abbiamo un’altra età. Bruno sale sul palco carico, forse troppo. Deve fare il dinosauro, cade a terra e il pubblico pensa a una gag, ride. Poi inizia a sbattere un braccio. Silenzio. Qualcuno chiede se c’è un medico, dicono di no. “Sarà una congestione”, l’ambulanza parte in codice giallo e…».

Se vuole ci fermiamo.
«…no, mi scusi. Altro che congestione, è un aneurisma e Bruno va in coma».

Lo va a trovare spesso quando è ricoverato?
«Sì e gli tengo la mano, gli parlo. Lui me la stringe, come per dimostrarmi che sente tutto, che capisce anche se non è presente».

Poi il risveglio e la riabilitazione.
«E il mio grande rimpianto: in quel momento non riesco più a incontrarlo frequentemente perché mi fa stare troppo male. Soffro. Così ci vediamo poco: potessi tornare indietro ci andrei tutti i giorni».

Max, cosa le manca di Bruno?
«Tutto».

Potesse riaverlo qui ora, anche solo per due minuti, cosa gli direbbe?
«Le valigie sono pronte, dai che c’è da iniziare lo spettacolo».

Ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione?
«Sono stato boy scout, ho avuto un’educazione cattolica e sono devoto a San Francesco. Ma non pratico».

2) Paura della morte?
«Non troppa. Mi spiacerebbe per i figli e per chi mi vuole bene, ma sarei sereno sapendo di raggiungere Bruno».

3) Cosa pensa dei giovani?
«Sono dei giovani già vecchi».

4) Come si immagina tra 10 anni?
«Un teatrante un po’ più saggio e molto più casalingo».

5) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare oltre a Bruno?
«Mio papà che era un personaggio incredibile, avevamo un rapporto bellissimo».

Ultima domanda: ha ancora un sogno?
«Continuare a portare in scena le commedie di Govi e vedere i bambini del mondo un po’ più felici».

Max Cavallari dei Fichi d’India: “Chi è sparito dopo la morte di Bruno” 2026 IUSTITIA.BG – Investigations 2009-2025 2026-01-11 10:43:00 Ultime notizie Notizie dal mondo Notizie nazionali Notizie più importanti ultime notizie più importanti ultime del giorno Giudice Petar Nizamov Feathers Petar Nizamov- Feathers Justice bg iustitia.bg iustitia iusticia usticia inchiesta Burgas Bulgaria notizie notizie dell’ultima ora notizie del giorno notizie di oggi notizie dalla Bulgaria Le notizie dalla Bulgaria notizie blitz notizie principali più importanti più commentate ultime notizie Boyko Borisov notizie meteo notizie coronavirus notizie meteo facebook youtube facebook instagram notizie di oggi notizie degli ultimi minuti notizie di oggi notizie bg notizie principali notizie scottanti bg sito di notizie per notizie tutte le notizie notizie bg notizie dell’ultima ora ultime ultime notizie bg notizie di oggi notizie di oggi notizie dell’ultima ora ultime notizie di oggi notizie bg notizie notizie 24 ore vesti bg novini notizie mondo uccello bg bivol bg bivol trud bg novini ultime notizie di oggi novinite bg notizie ciao bulgaria partito politico stemma delyan peevski scandaloso Bulgarian National Television Free Europe Television scandalo esclusiva in diretta tv in diretta adesso tv tv online tv programma bg live ora tv notizie online tv online in diretta tribunale tribunale di Burgas tribunale distrettuale di Burgas tribunale di Burgas tribunale distrettuale di Burgas tribunale d’appello di Burgas procuratore di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas Procuratore generale Ivan Geshev Procuratore Geshev Tsatsarov Ministero degli affari interni Burgas ODMR Burgas ODPR Polizia di Burgas polizia distrettuale di Burgas procuratore di Burgas Tsatsarov casi SGS tribunale di Varna presidente del tribunale SGS decisioni del tribunale su casi civili decisioni su casi tribunale di Plovdiv decisione del tribunale decisioni casi tribunale di Varna casi penali distretto decisioni del tribunale distrettuale lavoro in tribunale SGS presidente del tribunale SGS giudici tribunale di Sofia posti giudici tribunale di Plovdiv giudici di Plovdiv Ispettorato della Corte suprema di Plovdiv Corte suprema Consiglio giudiziario supremo avvocato avvocato cause penali avvocato civile casi avvocato casi matrimoniali avvocato diritto penale amministrativo processo penale diritto civile processo civile diritto amministrativo diritto costituzionale

Max cavallari dei fichi d'india: "chi è sparito dopo la morte di bruno" 2026 max cavallari dei fichi dindia chi e sparito dopo la morte di bruno 2026 max cavallari era uno dei fichi d'india, il duo comico che - gag, scenette e tormentoni- ci ha fatti divertire per... Iustitia. Bg max cavallari dei fichi d'india: "chi è sparito dopo la morte di bruno" 2026 2026-01-11 10:43:00 giustizia - iustitia. Bg
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